Siamo nel Vallo di Diano, all'ombra della maestosa Certosa di San Lorenzo, qui esiste un luogo dove il tempo sembra essersi fermato, scandito dal lento scorrere delle acque: il Mulino D'Ambrosio (spesso identificato come uno dei mulini della "Valle dei Mulini" di Padula) di Padula , anche se sarebbe meglio dire cio' che ne resta.
Sebbene il nome "D'Ambrosio" sia legato alle ultime gestioni familiari, il sistema dei mulini di Padula ha radici antichissime. Già nel 1300 si contavano almeno 5 mulini attivi. La struttura attuale e il suo massimo splendore risalgono però al XVII secolo (intorno al 1630), quando il numero dei mulini salì a 8.
Questi impianti non erano solo privati: due appartenevano direttamente ai monaci della Certosa di San Lorenzo, a testimonianza di quanto il controllo dell'acqua e della farina fosse vitale per l'economia monastica e cittadina.
A differenza dei mulini a vento che spesso vediamo in televisione , il Mulino D'Ambrosio sfruttava l'energia cinetica del torrente Fabbricato. Ecco il processo tecnico:
La Captazione: L'acqua veniva deviata dal torrente e trasportata attraverso un sistema di canalizzazioni in pietra (spesso sostenute da imponenti arcate, ancora visibili).
La Caduta (Il Bottaccio): L'acqua veniva raccolta in una torre di carico o condotto forzato per aumentare la pressione.
La Ruota Orizzontale (Ritrecine): Il getto d'acqua colpiva con forza le pale di una ruota posta orizzontalmente in un vano sotterraneo. Questa è la caratteristica tipica dei mulini appenninici: la ruota orizzontale è più semplice e robusta di quella verticale.
La Trasmissione: L'asse della ruota (il palone) passava attraverso il pavimento e faceva girare direttamente la macina superiore (quella mobile), mentre quella inferiore restava ferma.
La Macinazione: Il grano cadeva da una tramoggia in legno sopra le pietre e veniva trasformato in farina, che fuoriusciva lateralmente pronta per essere insaccata.
Il Mulino D'Ambrosio ci racconta come i padulesi del Seicento avessero risolto il problema del dislivello del terreno e della portata d'acqua variabile, creando un sistema a cascata: l'acqua usata dal primo mulino veniva incanalata nuovamente per alimentare quello sottostante.









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