A cosa serviva il Casello 228?
Era un punto di sorveglianza vitale per il passaggio a livello che incrociava la strada rurale verso Miglionico.
Il piano superiore ospitava il casellante e la sua famiglia. Era un lavoro che richiedeva presenza 24 ore su 24.
Il compito principale era azionare manualmente le barriere (spesso tramite argani a manovella) al passaggio dei treni, comunicando con le stazioni vicine tramite telegrafo o telefono ferroviario.
Il casellante viveva lì con la famiglia. In queste zone isolate, il casello era spesso l'unico segno di civiltà per chilometri.
Con il passaggio al controllo centralizzato del traffico (SCC), le ferrovie non hanno più avuto bisogno di sorveglianti fisici lungo la linea.
L'introduzione del sistema PLPA (Passaggio a Livello Pubblico Automatico) ha reso inutile la presenza umana. Le sbarre oggi si abbassano tramite sensori sui binari.
I treni che passavano qui erano le mitiche "Emmine" (automotrici leggendarie delle FAL), che arrancavano tra i calanchi lucani.
questo casello è una "stazione fantasma" di una linea che non esiste più sulle mappe ufficiali. Mentre la linea per Bari è ancora attiva, questa parte verso sud è diventata un sentiero di archeologia industriale a cielo aperto. Il numero 228 indica la distanza chilometrica calcolata partendo dal capolinea originario di Bari Centrale.
Proprio la zona dove si trova il Casello 228 (la vecchia linea delle FAL verso Montalbano) attraversa paesaggi fortemente caratterizzati da formazioni calanchive. La ferrovia è stata costruita "tagliando" queste colline d'argilla, rendendo il percorso incredibilmente suggestivo per l'esplorazione urbana e la fotografia.
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