
Mentre alcuni enti fanno del loro meglio per salvaguardare i beni architettonici e artistici italiani, noi facciamo qualcosa di diverso ma con la stessa passione e amore per il territorio: immortaliamo le ultime testimonianze di un passato glorioso. Strutture in abbandono che molto probabilmente possono crollare da un momento all'altro, e nessuno potrà più sapere com'era un tempo la vita contadina, rurale, ecc. Siamo ladri di scatti, rubati per regalarli alle generazioni future....
Terminata questa premessa, ecco così che, percorrendo la strada SP Timmari-Santa Chiara nel Materano, la nostra attenzione è stata rapita da questa bella struttura, che dovrebbe essere una masseria in stile lucano.
Le due immagini che siamo riusciti a catturare ci mostrano la masseria da due prospettive opposte, quasi a voler fermare il tempo da ogni angolazione possibile.
La prima immagine ci offre una vista frontale a livello del suolo della facciata principale. La struttura è un imponente complesso rurale, costruito prevalentemente in tufo locale, una pietra calcarea tenera tipica della zona, che nel tempo ha assunto quel colore ambrato caldo.
Epoca Stimata: L'architettura rustica, le murature spesse e la presenza di elementi a volta (soprattutto le imponenti campate a sinistra) suggeriscono una datazione tra la fine del 1700 e la metà del 1800. Alcune parti potrebbero essere anche precedenti, frutto di ampliamenti successivi.
A sinistra, notiamo una facciata più definita, con una linea del tetto seghettata decorativa (merli a gradoni) che dà un tocco di eleganza a una struttura altrimenti funzionale. Al piano terra, un robusto portone in legno scuro e una piccola finestra indicano l'accesso principale. Sopra, una finestra più grande con davanzale in pietra suggerisce i locali abitativi del proprietario o del fattore.
Al centro e a destra, la struttura si apre. Si notano grandi archi a tutto sesto. La campata centrale, parzialmente crollata, espone le imponenti volte a crociera. Questi locali erano cruciali per l'economia della masseria.
Questi spazi ampi e aperti (come quelli sotto le volte visibili) erano probabilmente utilizzati per il ricovero del bestiame (stalle per mucche, asini o capre) o come rimesse per gli attrezzi agricoli e i carri.
Nella seconda immagine, scattata da una prospettiva posteriore rialzata, la struttura a volta appare ancora più evidente e imponente. Questi ampi spazi, specialmente ai piani superiori o in sezioni dedicate, fungevano da granai (fienili), dove veniva stoccato il foraggio e il grano raccolto nei campi circostanti. La parte crollata a destra nella seconda immagine evidenzia la sezione che poteva servire come pagliaio.
La Torre Centrale: In entrambe le foto spicca una torre a base quadrata con un piccolo comignolo. Questa struttura non aveva solo una funzione di ventilazione, ma probabilmente fungeva anche da torre di avvistamento o di comunicazione, fondamentale in passato per monitorare il territorio contro banditi o incendi.
Queste foto sono il nostro tesoro rubato: un'istantanea di un gigante di pietra che resiste faticosamente all'oblio. Crollano le volte, si sgretola il tufo, ma in queste immagini, la vita che un tempo animava la masseria rurale lucana continua a vibrare.


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