L’origine della fortificazione è legata a uno dei nomi più celebri della storia medievale: Roberto d’Altavilla, detto il Guiscardo ("l'astuto") fu proprio il condottiero normanno a volere l'edificazione (o il radicale potenziamento) della torre dopo il suo ingresso trionfale in città intorno alla metà dell'XI secolo.
Sebbene alcune ipotesi minoritarie in passato abbiano suggerito origini tarantine o bizantine, la struttura attuale parla il linguaggio inequivocabile dell'architettura militare normanna. La torre non era un elemento isolato, ma il Maschio (il torrione principale) di un più ampio castello che costituiva il cuore difensivo dell'abitato.
La Torre di Tricarico non colpisce solo per l'altezza, ma per la sua incredibile solidità costruttiva. Sorge su una roccia isolata, posizione che la rendeva praticamente inattaccabile.
Dimensioni Ciclopiche: Si eleva per circa 27 metri, ma è lo spessore delle mura a lasciare senza fiato: alla base superano i 5 metri, una corazza di pietra concepita per resistere ai più violenti assedi.
Struttura Interna: È divisa in quattro piani collegati da scale ricavate direttamente nello spessore murario.
Funzione Militare: Fino al Seicento, la torre ha mantenuto intatta la sua funzione difensiva e di controllo sulla Valle del Bradano, prima di essere inglobata nel complesso del Monastero di Santa Chiara.
Tricarico è celebre per i suoi quartieri di impronta araba, la Rabatana e la Saracena. La Torre Normanna si inserisce in questo contesto come il punto di osservazione supremo. Dalla sua sommità , la vista spazia a 360 gradi: dai calanchi lucani ai tetti a spiovente del centro storico, offrendo un contrasto visivo unico tra le strette viuzze di matrice orientale e il rigore geometrico del potere normanno.
In origine, accanto alla Torre di Roberto il Guiscardo, esisteva effettivamente un complesso fortificato (il castello vero e proprio) con funzioni puramente militari. Tuttavia, la storia di Tricarico ha preso una piega spirituale:
Il Periodo Militare: Dall'XI al XIV secolo, la struttura era la residenza dei signori feudali e dei soldati normanni.
La Donazione: Nel 1333, la contessa Tommasa Molise donò l'intero castello all'ordine delle Clarisse.
Quello che era un maniero difensivo fu profondamente rimaneggiato per diventare il Monastero di Santa Chiara. Le sale d'armi lasciarono il posto alle celle, ai chiostri e ai luoghi di preghiera.
Quindi, quando guardi l'edificio adiacente alla torre, stai guardando il Monastero delle Clarisse, che conserva però alcune "tracce" della sua vita precedente come castello (mura spesse, posizione dominante, cortili interni).
La Torre: È rimasta l'unica parte a mantenere l'aspetto puramente bellico e fiero del periodo normanno, svettando isolata come "maschio" del vecchio complesso.
Il Complesso: Ospita oggi importanti tesori artistici, tra cui una splendida cappella affrescata da Pietro Antonio Ferro nel XVII secolo, uno dei massimi esponenti del barocco lucano.
È un contrasto pazzesco, vero? Una delle torri militari più feroci del Sud che finisce per "proteggere" un convento di clausura.
Il viaggio nella "Città Araba e Normanna" è appena iniziato. Non perdere gli altri approfondimenti esclusivi dedicati ai tesori di questo borgo unico:








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