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Il Palmento 'O Palummiello: Il Cuore Antico della Vendemmia a Casarsa di Eboli (Sa)

veduta frontale dell edificio del palmento di eboli

Esistono luoghi dove il tempo sembra essersi fermato, custodi di profumi e gesti che oggi appaiono rituali magici. Uno di questi è senza dubbio 'O Palummiello, lo storico palmento situato in località Casarsa, a Eboli.

Più che un semplice edificio, 'O Palummiello è stato per decenni il motore pulsante di una comunità, il punto di riferimento dove la fatica dei campi si trasformava nel "nettare degli dei".

Un’eccellenza architettonica al servizio dei coloni

Di proprietà del Principe di Migliano, 'O Palummiello non era un palmento qualunque. Si presentava come un grosso edificio all’avanguardia per l’epoca, dotato di tutti i comfort necessari per una vinificazione di qualità.

Nonostante la proprietà aristocratica, la sua funzione era profondamente sociale: la struttura era infatti a servizio di tutti i coloni della zona, rappresentando il fulcro della vita agricola di Casarsa.

Il rito della lavorazione: dalla vigna alla vasca

La vendemmia a quei tempi era una prova di resistenza e coordinazione. Le uve, raccolte con cura nei vigneti circostanti, arrivavano al palmento portate a schiena d'asino all'interno di ampi cesti.

Il processo di vinificazione seguiva tappe precise, immutate nel tempo:

  1. La Pigiatura: L'uva veniva versata poco alla volta in una vasca specifica. Qui, i lavoranti procedevano alla pigiatura rigorosamente a piedi nudi, un gesto ancestrale che permetteva di estrarre il succo senza rompere i vinaccioli.

  2. La Separazione: Attraverso piccoli fori posti sul fondo del recipiente, il mosto appena ricavato defluiva naturalmente in una vasca più grande, separandosi dalle bucce.

  3. La Fermentazione: Una volta terminata la pigiatura, le vinacce venivano sistemate con cura nel recipiente del mosto. Qui iniziava la magia della chimica naturale: il tutto veniva lasciato a fermentare per circa dodici giorni.

Curiosità Storica: La gestione economica del palmento seguiva il sistema della "quarta parte": una quota del prodotto veniva versata ai proprietari come compenso per l'uso della struttura e delle terre, un modello tipico della mezzadria che ha regolato l'agricoltura meridionale per secoli.

Un’eredità da non dimenticare

Oggi parlare de 'O Palummiello significa rendere omaggio a una Eboli rurale che ha saputo costruire la propria identità sulla terra e sulla condivisione. È il simbolo di una Casarsa operosa, dove il vino non era solo un prodotto, ma il risultato di una fatica collettiva e di una sapienza tramandata di generazione in generazione.

"Qualcuno della vostra famiglia ha lavorato a 'O Palummiello? Raccontateci i vostri ricordi nei commenti!"

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un altra vista delle torre del palmento

Il Palmento di Eboli rappresenta uno dei rari esempi di strutture rupestri per la vinificazione