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Il Castello di San Barbato a Manocalzati: Un Viaggio nel Tempo in prov Av

Veduta grandangolare professionale del Castello di San Barbato a Manocalzati (AV)

Nel cuore della frazione di San Barbato, a Manocalzati (AV), sorge un complesso fortificato che sembra sospeso nel tempo.

Un po' di Storia e Numeri

  • Origini: Il castello fu edificato dai Longobardi (anche se ampliato dai Normanni) intorno all'XI secolo. Deve il suo nome a San Barbato, il vescovo di Benevento che convertì i Longobardi al Cristianesimo.

  • Architettura: Una struttura massiccia che fonde lo stile militare medievale con adattamenti rinascimentali. È caratterizzato da una splendida torre cilindrica e mura in pietra calcarea locale.

  • Dimensioni: Si sviluppa su vari livelli che dominano la valle del Sabato, coprendo un'area di oltre 2.500 mq tra cortili, sale nobiliari e camminamenti.

Il Gigante Silenzioso: Il Tiglio Monumentale   il vero custode del castello non è un soldato, ma un Tiglio selvatico (Tilia cordata Mill.) monumentale.

  • Età: Circa 200 anni.

  • Misure: Un tronco imponente con una circonferenza di 3,5 metri e un'altezza che, pur essendo contenuta a circa 6 metri (probabilmente per potature storiche e adattamento al vento), crea una chioma larghissima e scenografica.

  • Curiosità: È inserito nell'elenco degli alberi monumentali della Campania per il suo valore storico e paesaggistico.

Visite e Leggende

  • Visitabilità: Il castello è visitabile, spesso sede di eventi e mostre. È consigliabile contattare il comune di Manocalzati o le associazioni locali per gli orari aggiornati.

  • La leggenda del tesoro: Si narra che nelle notti di tempesta, tra le mura del borgo di San Barbato, si possa ancora udire il sibilo del vento che sembra sussurrare la posizione di un antico tesoro longobardo mai ritrovato.


texture della pietra medievale e i dettagli architettonici del cortile interno

Castello di San Barbato a Manocalzati (AV): scopri la storia della fortezza longobarda

castello e Tiglio monumentale di 200 anni e le leggende dell'Irpinia