Ci troviamo ad Eboli in provincia di Salerno e' piu' precisamente sulla Collina di Montedoro. Qui, nel 1721, il Canonico Leonardo de Lustria non ha costruito solo una chiesa; ha progettato una macchina per la sopravvivenza.
La costruzione del complesso ebbe inizio nel 1721. Don Leonardo de Lustria non si limitĂ² a edificare le mura, ma dotĂ² la chiesa di un patrimonio fondiario (beni immobili e terreni) per garantirne la reggenza autonoma. Evidenziando una visione lungimirante: la chiesa non doveva gravare sulle casse della curia, ma sostenersi con le proprie risorse.
Nel 1731, l'opera fu completata con la fondazione di una Confraternita dedicata a San Giuseppe, che divenne il cuore pulsante della comunitĂ rurale di Montedoro, unendo l'assistenza spirituale alla gestione del territorio.
E' possibile osservare gli elementi in terracotta inclinati sulla facciata, questi elementi non sono decorativi, ma costituiscono un sistema di grondaie integrate che convogliavano le acque meteoriche in una cisterna a forma di esagono irregolare, garantendo l'autonomia idrica in un sito d'altura altrimenti arido.
Integrate direttamente nella muratura, si notano file di elementi in terracotta posizionati con un'inclinazione calcolata. Questo sistema, tecnicamente avanzato per l'epoca, serviva a intercettare ogni singola goccia di acqua piovana proveniente dalle falde del tetto.
L'acqua così incanalata non veniva dispersa, ma convogliata in una cisterna di eccezionale fattura e profondità , situata nei pressi della chiesa. La pianta della cisterna è un esagono irregolare, una geometria specifica probabilmente dettata dalla conformazione rocciosa del terreno o dalla necessità di massimizzare la pressione idraulica e la capacità di stoccaggio.
Questo sistema idraulico trasforma la chiesa in un presidio di sopravvivenza. In cima a Montedoro, la cisterna di San Giuseppe non serviva solo per le necessitĂ liturgiche o per la manutenzione dell'edificio, ma rappresentava una riserva vitale per i coloni e i viandanti, rendendo la struttura un vero "hub" logistico per l'epoca.
La combinazione tra la soliditĂ della pietra locale e l'arguzia degli innesti in terracotta per il recupero idrico fa di questo sito un esempio di architettura adattiva, dove il bisogno primario (l'acqua) modella la forma dell'edificio religioso.
Nonostante i secoli, il corpo di fabbrica principale regge ancora grazie alla qualitĂ della muratura settecentesca. Tuttavia:
Il sistema di grondaie in terracotta: Ăˆ la parte piĂ¹ fragile. Mentre alcuni elementi inclinati sono ancora visibili, molti si sono spezzati o sono stati ostruiti da detriti e vegetazione spontanea. Senza manutenzione, il sistema non convoglia piĂ¹ l'acqua nella cisterna, ma la lascia filtrare nelle pareti, causando umiditĂ di risalita e distacchi di intonaco.
La celebre cisterna a esagono irregolare, punto focale dell'ingegneria del sito, è attualmente:
Interrata o ostruita: Gran parte della profondità originaria è andata perduta a causa dell'accumulo di fango, foglie e crolli parziali.
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