Siamo nel cuore della provincia di Salerno, dove le mappe ufficiali iniziano a farsi vaghe e la vegetazione si riprende ciò che il cemento le aveva rubato. Qui sorge quello che resta di un piccolo borgo , una frazione di un paese che e' vivo e attivo , il suo borgo quasi in disparte oggi somiglia più a un set di The Last of Us che a un borgo italiano.
Varcare il confine invisibile di questo centro è come entrare in una bolla temporale. L’aria è ferma, densa di quell'odore di calce umida e terra che caratterizza i luoghi dove l'uomo ha smesso di respirare. Non è solo un borgo abbandonato; è un monumento alla fragilità umana.
Tutto ha avuto inizio (o fine) in una manciata di secondi nel novembre del 1980 come per molti altri paesi della zona. Il terremoto dell'Irpinia non ha solo scosso la terra; ha reciso il cordone ombelicale tra questo borgo e il futuro. Mentre il resto del mondo continuava a correre, questo borgo è rimasto ibernato in un’estetica post-atomica.
Camminando tra le macerie, puoi quasi sentire le urla lontane, il rumore dei piatti che cadono, il fragore della pietra che si spacca. Oggi, l’unica musica è il cigolio di una porta rimasta appesa a un solo cardine e il fruscio del vento tra i rovi che infestano quelle che un tempo erano cucine, camere da letto, confini di vite private ora messe a nudo.














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