Arrivando, la prima cosa che ti colpisce è il contrasto. Il rosso pompeiano, un tempo simbolo dell'autorità statale e della cura della strada, è ora una pelle martoriata dall'incuria. L'intonaco scrostato espone la carne viva dei mattoni, come una mappa di decenni di silenzio. Ma è proprio qui che risiede la sua forza monumentale. Nonostante tutto, il cartello scolorito resiste, un testamento logoro ma leggibile: "SS N. 93", "APPULO LUCANA", "Km. 45.998". È una coordinata geografica che diventa una coordinata della memoria, un punto fermo in un paesaggio che cambia.
Il fico sulla sinistra, con le sue foglie giganti e i rami contorti, non è solo una pianta: è un co-protagonista. La natura qui non sta solo invadendo, sta abbracciando la struttura, integrandola in un'architettura spontanea e selvaggia. I ferri arrugginiti della recinzione crollata in primo piano agiscono come sbarre di un carcere del tempo, confinando la struttura in un'eternità di decadenza.
Il mio obiettivo era catturare non solo la struttura, ma la sensazione dell'abbandono.Ogni dettaglio materico estratto dagli scatti ravvicinati è stato integrato in una veduta d'insieme, preservando la fedeltà all'originale e l'atmosfera poetica e malinconica.
La luce calda e dorata è stata usata come un siero della verità , portando in superficie ogni singola crepa, ogni scheggia di intonaco, ogni fibra secca. Il risultato non è solo un'immagine, ma una meditazione visiva sul tempo, sulla memoria e sulla forza silenziosa della natura. È il requiem in rosso pompeiano di un'icona lucana, un monumento all'abbandono che persiste, nitido e vibrante, nel cuore della SS 93.



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