Sulle sponde del fiume Sabato, immersa in una vegetazione che sembra voler reclamare il suo spazio, sorge una delle testimonianze più affascinanti dell'archeologia industriale irpina: l'antico complesso della Cartiera e Centrale Idroelettrica.
Questo luogo, oggi silenzioso e spettrale, è stato per decenni il cuore pulsante dell'economia locale, un simbolo di quel passaggio cruciale tra l’artigianato tradizionale e l’industria moderna.
Le radici di questo complesso risalgono alla seconda metà dell’Ottocento, un periodo in cui la forza motrice dell’acqua era la risorsa più preziosa per l'industria. Inizialmente concepita come cartiera, la struttura sfruttava il salto e la portata del fiume Sabato per azionare i macchinari necessari alla produzione della carta.
Agli inizi del Novecento, con l’avvento dell’elettrificazione, il sito fu potenziato con l’aggiunta di una centrale idroelettrica. Questa evoluzione permise non solo di alimentare la cartiera stessa, ma di fornire energia elettrica a parte del territorio circostante, segnando il progresso tecnologico dell'area.
A cosa serviva?
Il complesso aveva una duplice funzione fondamentale:
Produzione di Carta: Veniva prodotta carta di vario tipo, sfruttando l'abbondanza di acqua necessaria sia per la lavorazione della pasta di cellulosa che per muovere le turbine.
Produzione di Energia: La centrale trasformava l'energia cinetica del fiume in elettricità , rappresentando un esempio precoce di energia rinnovabile e sostenibile ante litteram.
Tra le stanze spoglie e i muri scrostati della centrale, si legge ancora una frase che appartiene a un'epoca di disciplina ferrea. La scritta, seppur frammentaria, riporta una celebre massima di Benito Mussolini:
"Quelli che io preferisco sono quelli che lavorano duro, secco, sodo, in obbedienza e, possibilmente, in silenzio."
Questa frase fu pronunciata da Mussolini durante un discorso ai lavoratori ed è diventata uno dei capisaldi della propaganda dell'epoca. Veniva spesso dipinta sui muri delle fabbriche, delle officine e dei complessi industriali (come appunto la cartiera ) tra gli anni '20 e '30.
In quel periodo storico, il lavoro non era visto solo come un mezzo di sussistenza, ma come un dovere patriottico. Il significato della scritta all'interno della cartiera era triplice:
Disciplina Militare: L'operaio doveva considerarsi un "soldato della produzione". L'obbedienza ai superiori doveva essere assoluta, senza spazio per contestazioni o sindacati (che erano stati sciolti).
Produttività Totale: Termini come "duro, secco, sodo" indicavano un rifiuto della pigrizia e dei fronzoli. L'obiettivo era l'efficienza massima per l'autarchia del Paese.
Il Valore del Silenzio: Il "silenzio" richiesto non era solo fisico (per il rumore delle macchine), ma soprattutto politico. Lavorare in silenzio significava non lamentarsi, non fare sciopero e accettare le condizioni imposte dal regime per il "bene superiore" della nazione.
Vederla oggi, quasi cancellata dal tempo, trasmette un senso di oppressione che contrasta con la libertà selvaggia della natura che sta letteralmente mangiando l'edificio.










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