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Urbex Solofra: Viaggio nelle ex Concerie del Rione Toppolo prov Av


una delle tante fabbriche ex concerie del tione Toppolo Solofra

SOLOFRA (AV), Campania – Nel cuore pulsante del distretto conciario di Solofra, dove l'aria ancora vibra dell'eco di un passato industriale glorioso e faticoso, sorge un gigante addormentato: le ex concerie di Rione Toppolo. Un complesso imponente, testimone silenzioso di un'epoca che fu, che oggi attira lo sguardo dei curiosi e, inevitabilmente, degli amanti dell'esplorazione urbana (Urbex).

 Il distretto di Solofra ha radici antichissime (già nel 1500), ma il boom del Rione Toppolo avviene tra la fine dell'800 e l'inizio del '900. Molte delle strutture che vedi oggi sono state modernizzate negli anni '50 e '60. Il quartiere nasce come centro per la lavorazione delle pelli grazie alla vicinanza al fiume,  Solofra era la Capitale Mondiale della concia della pelle ovicaprina (pelli di pecora e capra). Se indossavi un giubbotto di pelle di lusso a Parigi o New York negli anni '80, al 90% quella pelle arrivava da qui. Erano maestri nella lavorazione "nappa", sottile e morbida come seta.

Nel periodo d'oro (anni '70-'80), il distretto contava circa innumerevoli  concerie attive e svariati alloggi per gli operai. Un alveare umano che dava lavoro a oltre 4.000 operai.

Ma col passare degli anni si presento' un grosso problema, le concerie nel centro abitato (come al Toppolo) non potevano più gestire l'impatto ambientale e gli odori. Cosi' molte Molte si spostarono nell'area industriale nuova, lasciando i vecchi "casamenti" a marcire.

Punto focale dell'esplorazione è senza dubbio la grande sala dei bottali. Questi enormi cilindri in legno e metallo, un tempo utilizzati per la concia delle pelli, giacciono immobili, allineati come soldati in pensione. La ruggine li avvolge, creando intricate trame di arancione e marrone sulla loro superficie. L'odore acre dei tannini e dei prodotti chimici, seppur affievolito, impregna ancora l'aria, un promontorio sensoriale che ti catapulta direttamente nel vivo della lavorazione.

Scendendo nei livelli inferiori, ci si addentra in un labirinto di cisterne e fosse di decantazione. Qui, le pelli venivano immerse in soluzioni chimiche per lunghi periodi. Le pareti sono coperte da efflorescenze saline e incrostazioni, creando formazioni che sembrano sculture astratte. L'atmosfera è densa e opprimente, un promemoria dei rischi e della fatica che caratterizzavano il lavoro in conceria.

Oggi, le ex concerie di Rione Toppolo si trovano in uno stato di profondo abbandono. I tetti cedono, le pareti si sgretolano, la vegetazione avanza inesorabile. Un tempo motore economico di Solofra, oggi rappresentano una ferita aperta nel tessuto urbano, un gigante ferito che attende, inerte, una decisione sul suo futuro. Progetti di riqualificazione si sono succeduti negli anni, ma nessuno ha ancora trovato concreta attuazione.

strada di ingresso del rione Toppolo a Solofra con le ex industrie conciarie

foto d insieme di cio' che rimane del distretto industriale delle pelli

un ex industria con la canna fumaria tipica in mattoni

un edificio del rione

Una veduta o dei tetti sfondati e delle strutture in cemento armato delle ex concerie di Solofra.


ex opifici e in mezzo il fiume

Macchinari industriali anni '60 abbandonati in una conceria storica di Solofra, Rione Toppolo

il lavoro e una stanza di abitazione

macchinario antico per lavorazione pellame

Interno di opificio abbandonato con vecchi bottali per la concia nappa

un macchinario con ancora le pelli come se stesse lavorando