Secondo le antiche descrizioni contenute nei Cabrei (gli inventari dei beni dell'Ordine), il sito non era un semplice edificio agricolo. Veniva descritto come un complesso autosufficiente: “dentro detta Macchia vi era un Mulino ad acqua che macina e imbalca e anche una torretta che ci si abita”.
Oltre alla funzione di macinazione, il Mulino ospitava una gualchiera. L’acqua dell’acquedotto non serviva solo a produrre farina, ma azionava anche le macchine pesanti per la follatura della lana, rendendo questo sito un vero e proprio polo proto-industriale tessile.
Una delle curiosità più affascinanti, che balza agli occhi degli esploratori più attenti, riguarda le macine. Nonostante l’abbandono, i resti conservano ancora elementi di fabbricazione francese (probabilmente le celebri pietre La Ferté-sous-Jouarre), considerate all'epoca le migliori al mondo per la qualità della farina prodotta e' rimasto attivo fino agli anni '40.
Durante i lavori per il metanodotto in prossimità dei Giardini di Grassano, è riemerso dal fango il complesso sistema idraulico originale. Un labirinto di canali e chiuse che alimentava le pale del mulino. Dopo il rilievo della Soprintendenza, l’intero sistema è stato rinterrato ai fini conservativi. Oggi è lì, sotto i nostri piedi, un tesoro archeologico protetto dalla terra, in attesa che la storia decida di tornare a galla.





Social Plugin