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Eboli: Il Mistero di Femmina Morta. Sangue, Briganti e Ombre prov Sa

Casolare abbandonato a Eboli nella zona di Femmina Morta

Siamo sulla strada che taglia la piana, tra il centro di Eboli e la periferia di Santa Cecilia. Un tratto di asfalto che oggi i ragazzi percorrono con lo stereo a palla, ma che nasconde un segreto antico, scritto col sangue e col fango. Se aprite una carta tecnica regionale, lo leggerete nero su bianco: "Ponte di Femmina Morta". Un nome che non è stato scelto per caso. Un nome che è un presagio.

Torniamo indietro nei secoli. Immaginate un pastore. Il silenzio della boscaglia interrotto solo dal belare delle pecore. Poi, qualcosa di anomalo tra i rovi. Un involto di stoffa grezza, pesante, intriso di un rosso ormai scuro. Quando il pastore lo apre, il mondo si ferma. Dentro non c'è un tesoro, né selvaggina. C'è la testa di una donna. Solo la testa. Trucidata, mozzata con una violenza che non lascia spazio all'immaginazione.

Inizia così la storia della Contrada Femmina Morta. Ma chi è stato a compiere un atto così bestiale?

In quegli anni, queste terre appartenevano ai briganti. Gente che viveva di macchia, fiumi e violenza. E tra loro c’era un nome che faceva tremare i polsi: Mangone. Un criminale feroce, un predatore che si nascondeva nei boschi di Persano, pronto a colpire e sparire nelle acque del Sele.

Dicono che Mangone non avesse pietà. Lo accusarono di centinaia di violenze, di aver violato la purezza di quattrocento fanciulle. E dicono che fosse sua la mano che recise quel collo. La sua fine fu un rituale di dolore degno dell'Inferno: catturato e portato a Napoli su un carro agricolo, fu giustiziato in Piazza Mercato dopo essere stato straziato con tenaglie infuocate. Un contrappasso di fuoco per un uomo che aveva vissuto nel sangue.

Dalla Storia al Fantasma: La Donna al Volante

Ma la storia, si sa, col tempo muta. Diventa leggenda. Diventa "quel fatto che è successo al cugino di un amico". Oggi, tra le curve pericolose di Eboli, si sussurra un'altra versione. Una donna morta in un incidente stradale proprio in quel punto. Si dice che, se passi di lì di notte e guardi lo specchietto, potresti non essere solo. Un'entità pallida che appare sui sedili posteriori per ammonire i guidatori troppo veloci.

Non solo Eboli: La Femminamorta Toscana

Curioso, vero? La geografia della paura ha spesso gli stessi nomi. Esiste un'altra Femminamorta, sulle montagne pistoiesi in Toscana. Anche lì, la leggenda parla di una giovane pastorella morta di freddo e dolore per un amore non corrisposto, o forse uccisa dalla natura stessa. Luoghi diversi, ma lo stesso brivido che corre lungo la schiena di chi pronuncia questo nome.

Perché , in luoghi come questo, la realtà non è mai una linea retta. È un groviglio di rovi dove la cronaca nera più brutale, quella dei corpi martoriati e dei carnefici senza anima, si mescola inevitabilmente con la leggenda.

Il confine tra il sangue versato dai briganti e il riflesso di un fantasma nello specchietto retrovisore è sottile, quasi invisibile. È uno spazio d'ombra dove la verità storica si siede accanto alla suggestione popolare, e insieme ci raccontano chi siamo stati e cosa ci spaventa ancora.

Cronaca, mito o semplice superstizione? Forse non è così importante. Perché alla fine, come diciamo sempre, questa è un'altra storia. E il mistero, come il bosco di Persano, continua a respirare nel buio.


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masseria tra eboli e santa cecilia

caratteristica masseria rosso pompeiano