Immersa nel verde lussureggiante della Basilicata, dove il fumo delle leggende si mescola alla nebbia dei laghi vulcanici, sorge una carcassa di acciaio e cemento che sembra sfidare il tempo. Oggi vi portiamo dentro la Ex Funivia di Monticchio Laghi, un viaggio verticale verso un passato che non vuole essere dimenticato.
Inaugurata nel 1966, la funivia fu l'opera ambiziosa della società S.A.F. (Società Anonima Funivie). L'obiettivo era collegare le sponde del Lago Piccolo alla sommità del Monte Vulture (circa 1300 metri s.l.m.), offrendo ai turisti una vista mozzafiato che spaziava dalla Puglia alla Campania.
Era un impianto a fune unica con vetture a sganciamento, un gioiello di ingegneria per l’epoca. Il tragitto durava circa 12-15 minuti, coprendo una lunghezza di quasi 1,5 km. Le iconiche cabine colorate (spesso rosse o gialle) trasportavano migliaia di persone ogni stagione, rendendo Monticchio una delle mete più "in" del Sud Italia negli anni '70.
Il sogno si interruppe bruscamente nel 1986. I motivi della chiusura sono un mix di fattori tipici di molte opere italiane:
Costi di gestione esorbitanti: La manutenzione di un impianto così complesso divenne insostenibile.
Scadenza tecnica: Raggiunti i vent'anni, l'impianto necessitava di un rinnovo totale per le norme di sicurezza, mai finanziato.
Passaggi di proprietà: Una serie di rimpalli burocratici tra enti locali e privati che ha decretato l’abbandono definitivo.
Entrare nella stazione a valle è come attraversare un portale temporale. Qui vi mostriamo l esplorazione delle due stazioni, sia quella a valle che quella a monte, ma comunque sono in grande stato di deperimento come potete vedere.
La Biglietteria: Ancora si intravedono i resti dei banconi dove i turisti facevano la fila.
La Sala Macchine: Il cuore pulsante è ancora lì. Grandi ingranaggi arrugginiti, cavi d'acciaio che pendono come liane di metallo e motori elettrici ricoperti di polvere e graffiti.
Le Cabine: Alcune giacciono ancora nelle rimesse, con i vetri infranti e i sedili divelti, testimoni silenziose di migliaia di conversazioni ormai svanite.
Nota per gli esploratori: Il sito è in condizioni di forte degrado. Il cemento è ammalorato e le strutture metalliche sono instabili. L'accesso è spesso interdetto per motivi di sicurezza: guardate, fotografate, ma non rischiate.
La funivia di Monticchio non è solo un ammasso di ferro vecchio. È il simbolo di un’epoca di espansione turistica che si è scontrata con la realtà della manutenzione e del tempo. Per chi ama l'Urbex, è un santuario della decadenza; per la gente del posto, un ricordo dolceamaro di quando il Vulture volava alto.
Ti affascinano i luoghi dove la natura si riprende ciò che l'uomo ha costruito?
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