
Esistono luoghi dove ogni pietra ha un nome. A Zungoli, in provincia di Avellino, quel nome è Curlo. Questo borgo irpino, oggi tra i "Borghi più Belli d’Italia", non è nato per caso, ma dalla visione strategica di un capitano normanno che nel 1015 decise di piantare qui le radici di una fortezza inespugnabile.
Tutto inizia con il Castrum Curuli. Il capitano Curlo, fedele cavaliere normanno, edificò questa rocca su una collina tufacea per difendere il territorio dalle incursioni bizantine. Con il passare dei secoli, la lingua ha trasformato "Curuli" in Curzuli e infine nell'odierna Zungoli. Ancora oggi, il Castello Normanno (abitato dai Marchesi Susanna di Sant'Eligio) domina l'abitato con le sue torri angolari, testimone silenzioso di mille anni di storia.
Il centro storico è un ricamo di viuzze acciottolate che si inerpicano verso il cielo. Visto da lontano, con le sue case strette le une alle altre che sfidano la pendenza, Zungoli ricorda quasi un villaggio fantastico, vibrante e compatto come la casa dei Minions! Tra queste strade spiccano le Case Pontili (Giandolfi, Grande e di via Forno Vecchio): abitazioni nobiliari costruite sopra passaggi pubblici a volta, nate per sorvegliare ogni angolo del borgo.
Ma la vera magia è "dentro" la terra. Le case poggiano su antichissime grotte bizantine scavate nell'arenaria. Nate come rifugi, sono diventate il luogo sacro per la stagionatura del Caciomolara di Zungoli. In luoghi come la Grotta Nisco o la Grotta-Forno Filomena Isidoro, il formaggio assorbe i profumi della terra e del tempo, figlio della tradizione del Regio Tratturo Pescasseroli-Candela. L'uso della paglia e del legno per l'affinamento, unito al silenzio del sottosuolo, conferisce al prodotto un sapore unico che non si potrebbe ottenere in un moderno frigorifero industriale.
Sebbene siano chiamate "bizantine", le loro radici sono probabilmente ancora più remote, risalenti a popolazioni che cercavano rifugio sicuro nel ventre della terra. Sono scavate direttamente nel banco di arenaria, una roccia tenera ma resistente. Inizialmente nate come rifugi e abitazioni (specialmente durante le incursioni nemiche), nel Medioevo e in età moderna sono diventate stalle, depositi per il grano e, infine, le "casseforti" per i prodotti agricoli.
Nel labirinto di Zungoli, alcune grotte sono diventate dei veri simboli:
Grotta Nisco: Una delle più suggestive per ampiezza e struttura.
Grotta Biaviello: Perfetto esempio di come lo spazio sotterraneo venisse ottimizzato.
Grotta-Forno Filomena Isidoro: Qui la roccia incontra il fuoco; un antico forno alimentato a paglia dove il pane e i prodotti locali venivano cotti sfruttando il calore trattenuto dalle pareti di pietra.
A completare questo quadro perfetto c'è il Convento di San Francesco (XVI sec.), luogo di pace e ritrovo per la comunità, dove il sacro si sposa con la vista mozzafiato sui boschi del Monte Molara. A me perdonatemi l'ardire il convento sembrava la casa dei Minion per il colore e la sua architettura simpatica.




















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