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Villa Simon Bolivar: Il Sogno di Filippo Gagliardi a Montesano Sulla Marcellana (Sa)

Villa Gagliardi Montesano sulla Marcellana somiglianza residenza presidenziale Caracas

Se passeggiando per Montesano sulla Marcellana (SA) ti è capitato di imbatterti in un’architettura che sembra uscita da un romanzo di Gabriel García Márquez, non sei vittima di un miraggio. Ti trovi davanti a Villa Simon Bolivar, un gioiello di eleganza e nostalgia che nasconde una storia affascinante legata all’emigrazione e al legame indissolubile con le proprie radici.

La villa fu costruita per volere di Filippo Gagliardi, una figura quasi leggendaria. Partito poverissimo da Montesano alla volta del Venezuela, Gagliardi divenne uno degli uomini più ricchi del Sudamerica grazie al settore delle costruzioni durante il governo di Pérez Jiménez.

Nonostante il successo planetario, il suo cuore rimase sempre nel Vallo di Diano. Tornò a Montesano negli anni '50 e trasformò il paese, donando case ai poveri, costruendo infrastrutture e, naturalmente, edificando la sua residenza.

Il nome è un tributo solenne alla terra che lo aveva reso un "magnate". Dedicandola a Simón Bolívar, l'eroe dell'indipendenza sudamericana, Gagliardi volle creare un ponte ideale tra la sua patria di nascita e la sua patria d'adozione.

La fonte d'ispirazione: Si dice che Gagliardi volesse replicare lo sfarzo delle ville coloniali e dei palazzi governativi di Caracas.

Lo stile: È un mix eclettico di neoclassicismo e stile coloniale venezuelano. La struttura, con il suo imponente colonnato e la simmetria perfetta, rompeva totalmente con l'estetica rurale dell'epoca nel salernitano.

Curiosità: Non era solo una casa, ma un simbolo di potere. Gagliardi voleva che chiunque la guardasse vedesse il successo dell'emigrante che "ce l'aveva fatta".

La generosità di Don Filippo: Si racconta che Gagliardi, dalla sua villa, coordinasse opere di beneficenza incredibili, tanto da essere soprannominato "il papà dei poveri".

 Negli anni del suo massimo splendore, la villa ospitò feste e personalità di rilievo, diventando un centro di vita mondana che Montesano non aveva mai visto prima.

La villa è un complesso imponente che si estende su una superficie calpestabile di circa 1.500 metri quadrati, distribuiti su più livelli.

Gli Interni: Sono caratterizzati da saloni immensi con soffitti altissimi (tipici dello stile coloniale per favorire il ricircolo dell’aria) e rifiniture di lusso per l'epoca.

La villa di Montesano somiglia in modo impressionante alla "Casona" (la residenza presidenziale del Venezuela) ma soprattutto alle Quinte di lusso di "El Paraíso". In particolare, si dice che Gagliardi abbia voluto copiare la struttura di una delle sue residenze venezuelane, la famosa Villa "La Esmeralda", per mostrare ai suoi compaesani esattamente come viveva dall'altra parte dell'oceano.

In particolare, la villa richiama la Quinta Anauco di Caracas (una storica residenza coloniale oggi museo) per:

  1. Il colonnato bianco che sorregge l'ampio portico.

  2. La terrazza panoramica monumentale.

  3. L'uso del neoclassicismo eclettico che fonde il rigore italiano con la solarità sudamericana.

Il Ponte sullo Stretto: Sapevi che Gagliardi propose di finanziare lui stesso la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina? Era un uomo che pensava in termini di "miliardi" quando l'Italia mangiava ancora con la tessera annonaria.

La Chiesa di Sant'Anna: Gagliardi non costruì solo la villa. La maestosa Chiesa di Sant'Anna che domina Montesano, con le sue guglie neogotiche, fu costruita interamente a sue spese: voleva che Montesano avesse la chiesa più bella di tutto il Vallo di Diano.

Non si può parlare di Filippo Gagliardi e della sua villa senza citare il legame con il Convento dei Cappuccini di San Francesco, situato in località Scialandro. È un tassello fondamentale per capire la grandezza (e la megalomania benefica) di quest'uomo.
Sebbene esistesse una preesistenza religiosa molto antica (le radici del sito risalgono ai padri Cappuccini del 1600), il complesso che vediamo oggi è farina del sacco di Don Filippo.

È una "Grande Incompiuta" (Mai terminata)

A differenza della villa, il progetto del nuovo Convento di Scialandro non fu mai completato. Filippo Gagliardi voleva trasformare i resti dell'antico cenobio dei Cappuccini del '600 in una struttura monumentale, quasi una "cittadella della carità".

La morte del Cavaliere: I lavori si fermarono bruscamente nel 1968, l'anno in cui Filippo Gagliardi morì. Senza la sua spinta finanziaria e la sua visione, il cantiere rimase orfano. Quello che vedi oggi è il "telaio" di un edificio che non ha mai ricevuto il tetto o le rifiniture in molte sue parti.

Dopo la scomparsa di Gagliardi, la gestione del suo immenso patrimonio è stata complessa. Lo Scialandro è rimasto per decenni in un "limbo": troppo costoso da finire per i privati, troppo complicato da acquisire per il pubblico.

 Recentemente il Comune di Montesano ha mostrato un forte interesse per recuperare la struttura, cercando finanziamenti e partner privati per trasformare questo rudere in una risorsa turistica o culturale, ma il lavoro da fare è immenso perché ormai la struttura è considerata un "fossile edilizio".




Villa Simon Bolivar Montesano vista panoramica dal Convento di Scialandro