Esistono luoghi dove il tempo non si è limitato a fermarsi: si è letteralmente cristallizzato nella roccia.
Oggi vi porto a Montecalvo Irpino (AV), per esplorare il Rione Trappeto. Non è un semplice quartiere abbandonato, ma un labirinto verticale di grotte, silenzi e memorie scavate nel tufo. Se ami l'archeologia industriale, i borghi fantasma e il fascino della decadenza, questo posto deve finire nella tua lista.
Il termine deriva dal latino trappetum (o dal greco trapētēs), che significa letteralmente frantoio.
Anticamente, "trappeto" era il nome con cui venivano chiamati i mulini utilizzati per la spremitura delle olive. Poiché le grotte scavate nel tufo offrivano una temperatura costante e fresca durante tutto l'anno, erano il luogo perfetto per:
nstallare i macchinari: Le grandi presse e le macine in pietra venivano alloggiate direttamente negli anfratti rocciosi.
Conservare l'olio: L'assenza di luce e il fresco naturale delle cavità proteggevano l'oro giallo dall'irrancidimento.
Immaginate un intero fianco della collina trasformato in un alveare umano. Il Trappeto si sviluppa su sette livelli degradanti, dove la distinzione tra natura e costruzione svanisce.
La particolarità ? Le facciate sembrano case comuni in muratura, costruite con la stessa pietra estratta dal ventre della terra. Ma appena varchi la soglia, la parete diventa roccia viva. Entrare qui significa immergersi in una architettura rupestre che affonda le radici nel Neolitico, attraversando il Medioevo fino a pochi decenni fa.
Camminando tra i vicoli deserti, il fascino Urbex raggiunge il suo apice quando ci si imbatte nei resti delle antiche attività . Tra i ruderi resistono ancora i segni di un'economia pulsante:
L'officina del fabbro: Un antro oscuro dove sembra ancora di sentire l'odore del carbone.
Le vecchie botteghe: Spazi minimi dove la vita quotidiana si intrecciava con il lavoro manuale.
Viene spesso definito un "presepe", ma per chi lo visita oggi è più simile a un set cinematografico post-apocalittico o a un sogno lucido. L'abbandono, iniziato negli anni '50, ha lasciato il posto a una vegetazione che prova a riprendersi i suoi spazi, regalando scorci fotografici incredibili.
Dal punto più alto, lo sguardo spazia sulla Valle dell'Ufita, creando un contrasto netto tra l'immobilità del Trappeto e il mondo moderno che corre veloce lì sotto.
Se pensate che l'architettura rupestre del Trappeto sia l'unica sorpresa di Montecalvo, preparatevi a cambiare idea. Spostando lo sguardo verso le colline circostanti, il paesaggio muta drasticamente: emergono i Calanchi, spettacolari sculture naturali nate dall'erosione dell'argilla.
Queste "ferite" biancastre nel terreno creano un paesaggio lunare, quasi mistico, che incornicia il borgo. Il legame con i Sassi di Matera qui diventa evidente, quasi viscerale:
Proprio come nella celebre città lucana, a Montecalvo l'uomo non ha costruito sopra il suolo, ma dentro di esso. Il Trappeto, con le sue case-grotta sovrapposte e la roccia che funge da parete, pavimento e soffitto, ricorda in modo impressionante la struttura dei Sassi.
Camminando tra i calanchi e le grotte del Trappeto, si respira la stessa atmosfera di resilienza e bellezza selvaggia. È un luogo dove la pietra arenaria e il tufo hanno dettato le regole dell'abitare per millenni, creando una simbiosi perfetta tra uomo e ambiente.
Non fermarti in superficie!
Il Trappeto e i suoi calanchi sono solo l'inizio del viaggio. Montecalvo Irpino nasconde segreti millenari, tradizioni gastronomiche leggendarie e panorami che tolgono il fiato.
Se non vuoi perderti tutto ciò che di bello c'è a Montecalvo Irpino e vuoi scoprire i tesori nascosti di questo borgo incredibile...















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