Oggi lo vedi come la maestosa sede del Comune, un gioiello in stile neogotico con la sua iconica torre dell'orologio che svetta fiera. Ma se le mura dell'Ex Orfanotrofio Loffredo potessero parlare, racconterebbero storie di speranza e di profonda sofferenza.
Tutto nasce nel 1842 da un nobile gesto. Il Principe Lodovico Venceslao Loffredo, ultimo erede della casata, lasciò tutto per creare un rifugio per i "trovatelli". Un luogo dove i bambini meno fortunati potevano finalmente avere una casa e un'istruzione.
Passando per via Loffredo, puoi ancora leggere la grande scritta originale sulla facciata. È un edificio che toglie il fiato: la rampa di scale, i lampioni d’epoca e quel castelletto in ferro battuto che custodisce le campane.
Attualmente l'edificio ospita gli uffici comunali, quindi è accessibile al pubblico durante gli orari di apertura del Comune. Sebbene non sia un museo "tradizionale", entrare nel suo atrio permette di respirare la storia millenaria di Monteforte e ammirare le targhe marmoree che ricordano il Principe Loffredo.
l'Ex Orfanotrofio Loffredo per la sua eleganza neogotica non puo' che lasciare a bocca aperta, ma quelle finestre a sesto acuto hanno guardato negli occhi uno dei periodi più bui d'Italia.
n epoca fascista, il regime decise di utilizzare questa struttura come campo di concentramento per internati civili ritenuti "pericolosi". Non erano criminali, ma uomini privati della libertà per le loro idee o la loro origine, costretti a vivere in condizioni di estrema indigenza:
Gli internati venivano rinchiusi tra queste mura e isolati dal mondo.
Ricevevano un sussidio minimo, appena sufficiente per garantire un singolo pasto al giorno.
La dignità umana veniva calpestata nello stesso luogo che era stato costruito per proteggere i più deboli.




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